La Blockchain è la tecnologia che ha affiancato la nascita del Bitcoin per mano di un creatore anonimo che assunse il nome di Satoshi Nakamoto il quale è stato il primo a concettualizzare utilizzare ed espandere un idea partorita precedentemente.

Una blockchain è fondamentalmente un registro aperto e distribuito che può memorizzare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. Una volta scritti, i dati in un blocco non possono essere retroattivamente alterati senza che vengano modificati tutti i blocchi successivi ad esso, il che, per la natura del protocollo e dello schema di validazione, necessiterebbe il consenso della maggioranza della rete.
La blockchain è quindi una lista in continua crescita di record, chiamati blocks, che sono collegati tra loro e resi sicuri mediante l’uso della crittografia. Ogni blocco della catena contiene un puntatore hash come collegamento al blocco precedente, un timestamp e i dati della transazione.

E’ possibile quindi intuire come questa tecnologia abbia applicazioni universali nel campo della raccolta e condivisione di informazioni e non soltanto legate alla circolazione di cryptovalute.

Sempre più aziende iniziano ad adottare quindi questo sistema e sempre di più sono i progetti ad essa legati.
Non è però tutto oro quello che luce.
Un recente report della School of Management Politecnico di Milano conferma la tendenza: nel 2017 i progetti relativi sono cresciuti del 73% e gli annunci del 273%. Già che gli annunci siano il quadruplo dei progetti rilevati è un fatto notevole di per sé, che ci informa almeno un po’ su quanto fumo ci sia rispetto all’arrosto.
I settori interessati sono, tra gli altri, il tracciamento, le catene di fornitura, la gestione documenti e i mercati finanziari. “Sei progetti su dieci riguardano la finanza, ma la tecnologia si diffonde anche per l’uso di governi, logistica, utility, agrifood, assicurazioni. 29 banche centrali stanno studiando come utilizzarla per le loro valute”, si legge su un recente comunicato stampa,

Dalla ricerca citata è quindi possibile evidenziare come al di là del tentativo di cavalcare l’onda di interesse per la blockhain (e le cryptovalute) in ottica speculativa, al punto che è stata registrata una gelateria che portava nel nome la parola “blockchain” , lo sfruttamento di questa tecnologia riscuota un interesse sempre maggiore oltre le cryptovalute.

In Italia sono ancora relativamente pochi i progetti e le sperimentazioni legate alla blockchain che pagano la nostra incertezza e diffidenza verso le nuove tecnologie.
Se tuttavia si riusciranno a superare questi ostacoli è possibile che vedremo fiorire un numero crescente di progetti legati alla blockchain anche nel nostro Paese.

 

 

 

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