Il retrogaming è una passione piuttosto diffusa in particolar modo tra le persone nate intorno agli anni ’70-’80, ossia in quella che per tanti è stata l’epoca d’oro per i videogame.
Sarebbe quindi impossibile comprendere questa strana attitudine ad amare giochi lontani anni luce dalle caratteristiche qualitative dei giochi della generazione attuale senza calarci vestiti totalmente di jeans nel periodo di riferimento per gli amanti dei giochi agee.

Certamente, la diffusione e la produzione di videogiochi e console non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella attuale ne tantomeno lo sono le tecnologie che si utilizzavano per giocare, tuttavia in quegli anni le sale giochi, quelle vere, erano la mecca di bambini, adolescenti e ragazzi.
I giochi in questione si incarnavano in totem di legno e metallo che si chiamavano cabinati (o più tecnicamente coin-op, coin operator) i quali con disegni (più o meno riusciti) e suoni assordanti come sirene catturavano l’attenzione di chi gli capitava a tiro e con essa tutte le monete che il “ben-capitato” aveva in tasca.

Già perchè quello che diventava il desiderio proibito, ossia riuscire “finire” Ghost’s n Goblins oppure Street of Rage da solo o con un fidato compagno diventava costoso come una spedizione sull’Everest, dato che quelle meraviglie elettroniche erano in fondo in fondo configurate per prosciugarci le finanze.

Nessun blocco a tempo per giocare, le monete finivano e tornavi a casa soddisfatto di aver battuto il tuo record di punteggio o di essere arrivato più in la nel “quadro” o “livello”, qualcosa di cui vantarsi con gli amici che non erano presenti (magari esagerando un pò).

L’invidia più cocente però la generavano coloro che possedevano in casa una console domestica dove potevano fare partite infinite a più giochi diversi tra i quali anche alcuni porting proprio dei titoli dei cabinati. Certo con qualche limitazione grafica ma oltre al poterci giocare quando volessero i fortunelli diventavano anche dannatamente allenati.
Fortunati certo, perchè nonostante le console di oggi non scherzino riguardo al loro prezzo in particolare al lancio, 35 anni fa il prezzo delle console non era sicuramente più tenero: tenendo conto dell’inflazione un Atari 2600 costava € 783, un NES o un Sega Master System (senza il Mega CD) € 441 ed un più recente Sega Saturn € 640.
Questo, unito al fatto che le diavolerie elettroniche erano malviste dalla cultura domestica dell’epoca, faceva si che l’amico con la console era quello da andare a trovare più spesso per passare indimentiacabili pomeriggi a suon di tifo e mazzate virtuali.

Così questo è il quadro in cui NES, SNES, Atari 2600, Commodore 64, Sega Megadrive e tante altre hanno visto la luce ed hanno regalato gioie e sofferenze a molti ragazzi di una intera generazione.

Ecco quindi che poter riprendere in mano un vecchio Cadillac & Dinosaurs, Outrun, Super Mario, Monkey Island diventa un’occasione irresistibile, non solo per la validità di titoli che in alcuni casi hanno dato vita la proprio genere e che ancora oggi sanno divertire come 30 anni fa, ma anche perchè la memoria richiama sensazioni, movimenti e gioie lontane.
I più radicali trovano anzi che l’originalità dei retrogame sia ineguagliata e probabilmente ineguagliabile dai titoli current gen, snobbandoli e preferendo gettarsi nella ricerca della chicca del momento.

Da tempo esistono emulatori sul PC che consentono di giocare a vecchi titoli per chi cerca il divertimento e basta, mentre per chi vuole ricreare più fedelmente il proprio angolo di paradiso, il mercato delle console retrogame usate e non è ricco di possibilità per mettere finalmente dopo tempo le mani su quella console che abbiamo tanto desiderato e non siamo mai riusciti ad avere.

I retrogamer hanno ingolosito anche alcune delle case di produzione delle console che hanno visto la ghiotta possibilità di sfruttare appieno la nostalgia di questi utenti: oltre alle collection di vecchi giochi che sono in circolazione da parecchi anni, fioriscono le versioni remastered di giochi best seller delle precedenti generazioni e soprattutto escono le versioni mini delle console più amate di quel marchio, oggetti che appena lanciati sul mercato sono andati letteralmente a ruba come nel caso del mini NES che ha “obbligato” Nintendo ad immettere nel mercato una ulteriore ondata di modelli in quanto quelli già diffusi venivano rivenduti ai collezionisti a oltre 7 volte il prezzo originario.

Così la già citata Nintendo ha fatto uscire il mini NES ed mini SNES, AtGames ha prodotto il pseudo ufficilamente il SEGA Genesis Flashback (che ha la forma del Mega Drive) ed analogamente la Retro Games ha prodotto il mini Commodore 64 e il mini Atari 2600.
A questo punto poteva Sony essere da meno? Sicuramente no, così da qualche ora l’annuncio ufficiale della mini PlayStation è stato diffuso ed anche i retrogamer targati anni ’90 avranno il retropane per i loro denti.

Spietata trovata commerciale? Non proprio.
Chi ama i vecchi giochi difatti si trova a far spesso fronte ad alcuni problemi pratici: trovare giochi e console funzionanti (sia le copie emulate sia le copie fisiche), trovare i giochi ed acquistarli, tenere (o trovare) un TV a tubo catodico per poter usare le vecchie console che in quanto tali possono anche rompersi dopo un tot numero di utilizzi.
A conti fatti quindi una spesa di 70-90 euro per una console adatta alle televisioni moderne, con un hardware nuovo (e sicuramente più solido) e 20-30 giochi tra i più amati già caricati in memoria non sembra poi così sconveniente.

 

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