Il Compact Disc – Read-Only Memory compie 40 anni e per quanto questo formato sia stato rivoluzionario ora si trova in un limbo agrodolce.

Il primo prototipo di CD è stato difatti sviluppato dalla coppia olan-giapponese di Philips e Sony nel 1979, anche se la produzione per il mercato di massa è iniziata solamente 3 anni più tardi negli stabilimenti della Philips con destinazione Giappone.

La novità fu da subito un successo in quanto il nuovo supporto poteva offrire circa 70 min di musica con un’ottima qualità, senza dover cambiare lato, pulire le piste, riavvolgere o sbloccare bobine e la sua fabbricazione è divenuta nel tempo sempre più rapida ed economica.
Inoltre il nuovo formato fu presto supportato da molti dispositivi portatili e il nuovo standard, sviluppato per la musica, ha iniziato ad essere abbracciato anche nell’informatica come supporto di memorizzazione.
Per dare una dimensione della nuova comodità, il gioco Monkey Island girava su 5 floppy disk e successivamente su 1 cd.

Facendo un salto temporale fino ai nostri giorni però, il CD ha perso tutta o quasi la sua popolarità.
Anche se con grandi disparità da un paese all’altro, le vendite da una ventina d’anni continuano a calare.
Il suo monopolio è stato distrutto dalle varie forme di distribuzione di musica via internet e dall’evoluzione di memorie sempre più piccole e capienti, che comunque non hanno non hanno impedito che il mercato discografico si dimezzasse in termini di guadagni.
Anche in ambito informatico la diffusione di memorie come le pendrive, sempre più capienti, hanno eclissato l’uso del CD non solo per capienza ma anche per la possibilità di rimuovere o aggiungere dati ogni volta che si desidera.

Non solo, la strada che aveva preso rispetto ai suoi predecessori, i vinili e le musicassette, all’epoca della sua uscita si è praticamente invertita.
Per gli LP in vinile la riscoperta è stata pressochè totale, sono diventati oggetti vintage da collezione e da tanti considerati il modo più genuino di ascoltare la musica, godendo del fascino dell’appoggiare la testina sulla traccia e ascoltando il classico fruscio di sottofondo.
Anche le musicassette, seppur in misura minore, sono diventate oggetto di culto vintage e protagoniste dei mercatini.

Nonostante tutto questo però il CD non è ancora spacciato.
Praticamente qualsiasi brano venga prodotto dalle major, questo viene distribuito come singolo o all’interno di un album tramite Compact Disc.
Alcuni artisti vogliono pubblicare solamente in formato fisico ( CD o Vinile) gli MP3 comportano praticamente sempre una compressione audio che va a diminuire la pulizia del suono e la resistenza alla distorsione.
Infine oltre ai social il CD rimane la prima possibilità di incisione per qualsiasi gruppo emergente visti i costi esigui, la facile reperibilità e l’enorme compatibilità con i sistemi audio.

Insomma il CD è stato un grande protagonista del progresso tecnologico e come tale è stato anche oggetto di utilizzi non convenzionali o di miglioramenti maccheronici che hanno sfociato in autentiche leggende metropolitane.

Mythbuster
Prendendo in prestito il nome di una celebre trasmissione televisiva in cui si andavano a verificare le leggende metropolitane, vediamone qualcuna che gira intorno ai CD

Beethoven e la durata del CD

Già, perchè i primi CD avevano proprio la durata di 74 minuti e 33 secondi?
Non si tratta di una vera e propria leggenda perchè questa teoria è supportata niente meno dalla versione ufficiale riportata dalla Philips è che un CD dovesse contenere per intero la Nona sinfonia di Beethoven nella sua esecuzione più lenta.
Versione ufficiale, però, anche un po’ leggendaria.
Non solo perché il presunto amante di Beethoven che avrebbe fatto la storia del cd varia, a volte è la moglie di Norio Ohga, vicepresidente Sony, a volte di un altro alto dirigente, a volte si tratta del direttore d’orchestra Herbert von Karajan, ma anche perché questa spiegazione sembra creare più domande che risposte.
Ad esempio quasi tutte le registrazioni della Nona sono ben più corte dei fatidici 74 minuti.

Ma forse il più autorevole debunker è Kees A. Schouhamer Immink, ingegnere olandese che lavorò allo sviluppo del cd per la Philips.
Nella primavera del 2018, su Nature Electronics, l’ingegnere ha ricordato nuovamente la sua versione della storia facendo emergere come la scelta durata del CD sia stata quasi casuale, maturata da varie scelte di natura tecnica.
Immink concede che a un certo punto qualcuno abbia tirato in ballo Beethoven, ma questa storia romantica non tiene conto di meccanismi più sottili. Il punto è che in quell’incontro di maggio non era ancora stata discussa la codifica di canale. L’ingegnere spiega che con la codifica a cui stava lavorando, che poi è stata adottata, era possibile allungare la durata senza aumentare le dimensioni. Alla fine sarebbe bastato anche un cd da 10 cm per la nona.
Inoltre alla fine il limite effettivo alla durata fu imposto dai primi masterizzatori, che non superavano i 72 minuti. Solo dal 1988 fu possibile incidere per intero la famigerata Nona diretta da Wilhelm Furtwängler.
La verità, secondo Schouhamer Immink, è che Philips alla fine del 1979 era già pronta a stampare dischi e lettori da 115 mm (il suo prototipo), mentre Sony era ancora indietro dal quel punto di vista.
Accordandosi per i 120 mm, le forze dei due partner sono state ribilanciate, col valore aggiunto di una storia da pr sulla musica classica davvero niente male.
Quando nell’ottobre del 2017 l’ingegnere ha raccontato la sua teoria al suo omologo del tempo alla Sony, Toshitada Doi, questi avrebbe risposto: “Hai certamente ragione. Ma era una bella storia, non è vero?”

CD e autovelox

I più giovani non ne sapranno nulla ma intorno agli anni 2000 era assai frequente imbattersi in lunotti posteriori con una bella fila di CD volti dal lato riflettente, qualcuno optava per appenderlo sullo specchietto
Sebbene potrebbe sembrare un atteggiamento tipicamente nostrano in realtà la furbata è stata adottata anche negli USA e in Canada, furbata che a dirla tutta non faceva uso solamente dei CD ma anche di stagnola e altre superfici riflettenti fino ai più “professionali” spry traslucidi per occultare la targa.
Chiaramente qualsiasi tentativo di occultare la targa è illegale e piuttosto che sfuggire ad una multa per eccesso di velocità si rischia di finire in un procedimento penale, senza contare che il CD anti ‘velox semplicemente non funziona.

Come dimostrato dal programma Mythbusters e dalla rivista Quattroruote il rilevatore di velocità è perfettamente in grado di riconoscere la velocità dell’auto anche se si usano molti CD, semplicemente perchè questo si basa sul ritorno dell’impulso laser che va a nozze con le superfici riflettenti.
Discorso diverso potrebbe essere per gli autovelox fissi che di notte utilizzano il flash ma anche in questo caso il disturbo creato dai dischi è pari a 0

Migliorare la qualità audio colorando i bordi

La ricerca della massima pulizia audio passa per parecchie variabili e tutte decisamente costose, basta pensare agli impianti audio di alta gamma.
Senza svenarsi alla fine degli anni ’90 esisteva una soluzione tanto semplice quanto efficace: colorare con un pennarello il bordo esterno e quello interno del CD “in maniera tale da assorbire eventuali riflessi interni o esterni che potrebbero inficiare la qualità della lettura del disco” .
Alcune riviste di settore caddero nel tranello abbracciando la magica soluzione fai-da-te promuovendol, mentre altri fiutarono l’affare producendo pennarelli specifici per coprire i CD.

Peccato che tutto questo abbia davvero pochissimo senso.
Innanzitutto quello commerciale/ingegneristico: se per migliorare drasticamente la qualità del loro supporto fosse bastato colorare i bordi è difficile che qualcuno in Sony o Philips non se ne sia accorto e non abbia apportato tale modifica di default.
Inoltre il funzionamento del CD non è lo stesso di una musicassetta in cui la qualità scema con il deterioramento del nastro: un CD o legge i dati o non li legge, non c’è la via di mezzo per cui li legge “male”.
Se un settore non va o se stiamo scendendo le scale con un lettore portatile la traccia audio semplicemente si interrompe per poi riprendere quando l’ottica torna sul settore giusto o il tutto va in errore.

CD narcotizzante

Per quanto alcuni album possano far addormentare qualcuno in pochi minunti la leggenda proveniente dal Sudafrica è decisamente più inquietante.
Per poter compiere dei furti difatti basterebbe dar fuoco ad un CD perchè le esalazioni facciano addormentare tutti quanti permettendo di rubare in tutta tranquillità.
Bufala in piena regola in quanto le esalazioni della combustione del povero CD non causano sonnolenza ma sono semplicemente poco salutari.
Come se questo non bastasse in molti dei casi additati come esempi di questa tecnica dei cd bruciati non ce n’è alcuna traccia.

Per dar fuoco alla collezione di CD del vostro partner è meglio utilizzare un’altra scusa… e magari anche un metodo più ecologico!
Se un settore non va o se stiamo scendendo le scale con un lettore portatile la traccia audio semplicemente si interrompe per poi riprendere quando l’ottica torna sul settore giusto o il tutto va in errore.

CD narcotizzante

Per quanto alcuni album possano far addormentare qualcuno in pochi minunti la leggenda proveniente dal Sudafrica è decisamente più inquietante.
Per poter compiere dei furti difatti basterebbe dar fuoco ad un CD perchè le esalazioni facciano addormentare tutti quanti permettendo di rubare in tutta tranquillità.
Bufala in piena regola in quanto le esalazioni della combustione del povero CD non causano sonnolenza ma sono semplicemente poco salutari.
Come se questo non bastasse in molti dei casi additati come esempi di questa tecnica dei cd bruciati non ce n’è alcuna traccia.

Per dar fuoco alla collezione di CD del vostro partner è meglio utilizzare un’altra scusa… e magari anche un metodo più ecologico!










Fonte: Wired.it

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