L’applicazione Zoom ha riscosso un enorme successo come strumento per effettuare meeting online, professionali e non.
Questa grande diffusione ha messo in luce degli importanti difetti di sicurezza che creano dei seri problemi di privacy.
Dagli attacchi di troll organizzati, con contenuti razzisti e pornografici nel mezzo di riunioni di lavoro o chat personali, alle “goliardate” dei gamer che hanno trasferito intere lezioni online su piattaforme di videogiochi – una tale quantità di episodi da far coniare al volo il nuovo termine di “zoombombing”.
Fino al sospetto – negato da Yuan in persona – che l’azienda abbia accesso e lucri sui dati personali degli utenti.

Zoom sta correndo ai ripari in queste ore, con interventi sul sistema, videotutorial e un’offensiva di pubbliche relazioni sui media, soprattutto americani.
Sul blog della piattaforma è presente un vademecum con alcune azioni piuttosto semplici che possono aiutarci a proteggere al meglio le nostre videochat. Ma anche esperti di tecnologia e privacy stanno dando indicazioni.
Eccone qualcuna:

  1. Mai diffondere il link del nostro meeting sui social. Una volta finito su Facebook o Instagram, o persino in una chat di WhatsApp con un grande numero di iscritti che non conosciamo tutti personalmente, l’incontro diventa di fatto pubblico, e come tale vulnerabile ad attacchi.
  2. Autenticazione a due fattori. Per riunioni pubbliche non utilizzare se possibile l’identificativo personale (PMI), che equivale a una sala perennemente aperta, nel caso fornire alla lista di partecipanti una password per verificare che possano accedere. Si può creare il meeting con un identificativo generato in modo random, anche qui con password.
  3. Chiudere la porta”, una volta cominciato il meeting e si è sicuri di avere tutti i partecipanti desiderati. In questo modo, anche se un esterno viene a conoscenza della password e del link non li può utilizzare. 
  4. Si possono rimuovere partecipanti indesiderati, disattivare anche temporaneamente il video di qualcuno e disattivare la chat private. Si possono mettere partecipanti in “muto” (per incontri con molte persone si può attivare questa funzione fin dall’inizio di default per tutti).
  5. Si possono disattivare le funzioni di trasferimento di file tra partecipanti, il che permette di bloccare un flusso incontrollato di immagini, meme eccetera. 
  6. Meglio utilizzare Zoom da un browser web che non lanciarlo dall’applicazione, per limitare la quantità di dati potenzialmente accessibili alla piattaforma.
  7. Come in tutte le realtà, se vediamo qualcosa di sbagliato, segnaliamo. Si possono inviare segnalazioni direttamente a Zoom.


    Alcune grandi aziende come Space X e la NASA hanno disabilitato l’utilizzo di Zoom sui dispositivi dei suoi dipendenti invitando ad utilizzare altri strumenti come email, messaggi o il telefono come mezzo di comunicazione alternativo.



    Fonte: Repubblica.it
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