Da qualche giorno gli utenti più smanettoni si sono accorti nelle proprie impostazioni Google che è comparsa la voce “Raccolta log di esposizione al Covid-19” proprio in prima fila senza che nessuno abbia accettato o per lo meno sia stato avvisato di qualcosa.
Un colpo basso verso la nostra privacy violata non solo dalla grande G ma anche da Apple, visto che questa funzione è stata aggiunta in collaborazione.
Prima di impugnare torce e forconi tuttavia è bene specificare che la scritta in questione non rigurada esattamente una APP quanto piuttosto una API, e c’è differenza.

Le API (application programming interface) sono set di definizioni e protocolli con i quali vengono realizzati e integrati software applicativi.
Consentono ai tuoi prodotti o servizi di comunicare con altri prodotti o servizi senza sapere come vengono implementati, semplificando così lo sviluppo delle APP.
Quindi le API sono una base che permette alle APP di comunicare tra loro potendo per esempio raggiungere applicazioni che controllano ad esempio il GPS, l’antenna GSM, il volume ecc..
Questa differenza fa si che la API in questione costituisca il terreno preparatorio per APP come “Immuni” e che non costituisca un’ applicazione funzionante che sta raccogliendo dati di contact tracing a nostra insaputa.

Per raccogliere questi dati ha bisogno di essere integrata in un’app che la supporti. Un po’ come una carrozza senza cavalli.
Andando a verificare le impostazioni di sicurezza privacy relative a questa API vedrete come nella foto di copertina che è tutto in grigio e disabilitato.

Sicuramente è importante tenere sotto controllo la propria privacy e se in passato avete acconsentito ad applicazioni come Maps di ricordarsi le preferenze sui nostri spostamenti per ricevere delle informazioni “personalizzate” sul traffico o sui ristoranti alternativi a quelli che frequentiamo, ebbene è probabile che qualora andiate a controllare nelle impostazioni privacy del vostro account di Google sia presente la lista di tutti i vostri spostamenti, verso qualsiasi luogo e tranquillamente esportabile per avere un “comodo” report dei vostri movimenti.
Ma non solo le big data, anche il gioco o l’applicazione che vi chiede di accedere al GPS o al registro delle chiamate avrà un occhio su di voi.
Persino quella che sembrava una innocente app di sfondi di gattini.

Le linee guida delle due aziende hanno implementato alcuni accorgimenti rispetto alle specifiche iniziali, accogliendo le osservazioni delle autorità.
Una delle principali è relativa alla possibilità da parte del personale sanitario di contattare l’individuo che ha segnalato la sua positività attraverso il sistema.
Previo consenso, potranno essere trasmessi infatti dati come il numero di telefono e il CAP.
In questo modo, Apple e Google hanno trovato un buon compromesso tra la preservazione della privacy personale e il controllo dell’andamento dell’epidemia, che diventa così potenzialmente più efficace.
Un altro punto è relativo ai parametri, in primis il tempo, che possono costituire un’esposizione meritevole di notifica ai contatti prossimi (rilevati tramite Bluetooth) ad una persona risultata positiva: essi potranno essere liberamente stabiliti dai singoli enti.
Sul piano tecnico, sono state poi applicate ulteriori migliorie per massimizzare l’anonimato degli utenti durante il processo di raccolta dei dati.
Per quanto ci riguarda nello spirito completamente volotario di Immuni è previsto che qualora si sia scaricata ed utilizzata l’APP ma si decida di interromperne l’utilizzo, sarà possibile revocare tutte le autorizzazioni dell’APP e conseguentemente dell’API.
Per i dati trasmessi, questi possono essere cancellati in ogni caso dopo 14 giorni (che dovrebbero renderli obsoleti in quanto superiori al tempo di incubazione).

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