Brain-Computer Interface o BCI significa letteralmente interfaccia cervello-computer ed è quella che si definisce una connessione neurale.
Grazie ad una BCI è possibile trasmettere input, ossia comandi, ad un computer, senza bisogno di cliccare, scrivere o manovrare qualcosa.
Basta infatti pensare all’azione da compiere ed il computer provvederà ad eseguirla direttamente grazie ad una connessione che interpreta l’attività neuronale traducendola alla macchina.

A questo punto per gli appassionati di sci-fi e non sarà inevitabile provare un mix di sensazioni che vanno dalla contentezza per il progresso, fino alla sua controparte di inquietudine distopica.
Se aggiungiamo il fatto che il passo avanti è stato effettuato sul fronte della fruibilità di massa, il tutto si amplifica.

Il passo in questione è stato mosso da due ricercatori, ldar Rakhmatulin e Sebastian Volkl, che hanno pubblicato un articolo su arXiv dove presentano il progetto di una board chiamata PiEEG, che permette in maniera semplice, affidabile ed economica di utilizzare un normalissimo Raspberry Pi come la più economica BCI possibile.
Rakhmatulin studia le BCI alla South Ural State University in Russia, mentre Volkl lavora nel campo dell’IA e delle reti neurali ed insieme hanno lanciato hackerBCI, un portale che mira ad offrire un facile accesso a progetti ed esperimenti di neuroscienze.
Chiaramente la parola “hacker” del loro portale non ha il significato negativo che spesso gli si attribuisce in tempi recenti, bensì conserva il significato originale creato da quei pionieri degli anni ’50 che sottendeva una cultura di voglia di mettersi alla prova superando i limiti dei sistemi a disposizione ottenendo risultati nuovi, migliori ed ottimizzati per il puro gusto del voler creare qualcosa di migliore.
In questo caso dal loro paper:

In our definition “Hackers” are creative problem-solvers, who will find something that others won’t be able to find, and think the way others won’t think.

 

Nella nostra definizione “hackers” sono persone che risolvono problemi in modo creativo, trovano qualcosa che altri non sono capaci di trovare, e pensano in un modo a cui altri non pensano

Il loro progetto PiEEG utilizza i lunguaggi C, C++ e Python per leggere fino a otto segnali di elettroencefalografia in tempo reale (EEG); la misurazione avviene con un apposito casco munito di elettrodi.
La scheda si collega al rasperry Pi 3 (ma può essere utilizzato anche un Pi4) tramite i Pin GPIO, mentre è richiesto un ambiente controllato dove eseguire le misurazioni.
Ad esempio, è raccomandata un’ottima schermatura elettrica in quanto anche piccoli disturbi possono falsare i risultati.
La board PiEEG attualmente è ancora un prototipo tuttavia sono in corso campagne di crowdfounding per poter iniziare la fabbricazione di queste schede.

Il progetto è interessante ma ancor più lodevole è lo spirito che lo muove.
Come è facile immaginare i dispositivi che integrano una BCI sono pochi e costosi ed il loro sviluppo è generalmente affidato a grandi corporation come Neuralik che spesso hanno scopi prettamente commerciali.
L’intento dei fondatori di hackerBCI non è solo quello di produrre la board che hanno creato ma anche quella di creare una ricerca decentralizzata o come la definiscono loro una “decentralized science” perchè ritengono che il loro sistema non solo semplifichi la possibilità di sviluppare progetti di neuroscenze ma invogli la comunità scientifica in genere a farlo, proprio perchè tecnicamente chiunque con un’idea può sviluppare su PiEEG apportando una miglioria o una nuova applicazione della BCI.

Là dove l’interazione tra uomo e macchina diventa più stretta come tutti gli appassionati di Asimov sanno, comporta delle questioni etiche.
Certo il primo pensiero potrebbe andare al sopravvento delle macchine come in Matrix o Terminator, però bisogna considerare che la spinta alla base di questa ricerca viene dal cercare di migliorare il più possibile la qualità della vita di milioni di persone affette da malattie degenerative come la SLA o la sindrome di Guillan-Barré, ma anche a chi ha subito ictus o lesioni traumatiche al midollo osseo, che grazie ad una BCI possono avere un valido ausilio nella comunicazione e nella riabilitazione motoria.

Come quasi sempre accade con l’avanzamento e l’innovazione a fare la differenza è il modo in cui questi vengono usate, valutando rischi e benefici.
Se si pensasse solo alle implicazioni peggiori non avremmo avuto accesso a scoperte fondamentali per la nostra evoluzione e non conosceremmo nè la luce nè il calore dati da una fiamma.

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